Maria Luisa Villa

Ha insegnato (fino al 2010) come professore ordinario di Immunologia presso l’Università degli Studi di Milano dove ha ricoperto varie cariche accademiche e dove ha organizzato e diretto per molti anni la Scuola di Dottorato in Medicina Molecolare. Consapevole del mutamento del ruolo della scienza nella società attuale, ha inserito nel percorso formativo dei dottorandi Seminari e Tavole Rotonde su temi di trasferimento tecnologico e di comunicazione scientifica, ottenendo la collaborazione di ricercatori, e imprenditori del settore farmaceutico / biotecnologico, di storici della medicina e di giornalisti dei maggiori quotidiani italiani. Da queste esperienze nascono le sue riflessioni sui rapporti complessi e contradditori tra scienza, lingua e società nell’epoca della globalizzazione. Dal 2013 è socia corrispondente dell’Accademia della Crusca. Ha pubblicato per Bruno Mondadori il libro L’inglese non basta (2013), e per Guerini e Associati La scienza sa di non sapere: per questo funziona, che ha vinto il premio nazionale per la divulgazione scientifica nel 2016.

E se scrivessimo i progetti PRIN in italiano?

L’obbligatorietà dell’uso dell’inglese nella compilazione dei progetti PRIN 2018 era una decisione prevedibile e attesa. Come puntigliosamente precisa la ministra Fedeli: “nel 2012 (obbligatoriamente) e nel 2015 (opzionalmente) la domanda PRIN poteva essere compilata in italiano e in inglese. Ma si dimentica che nel 2014 con il bando SIR (era l’acronimo del PRIN di quell’anno) le domande dovevano essere redatte esclusivamente in inglese1.