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Meteoriti: il ferro dal cielo che ha plasmato la nostra storia

Dalla tomba di Tutankhamon agli strumenti Inuit, il metallo extraterrestre dei meteoriti ha plasmato la nostra civiltà millenni prima dell'Età del Ferro. Eppure, fino al 1800 non credevamo all'esistenza dei meteoriti: la chimica Eva Munter e la paleoantropologa Alice Mosconi ci guidano in un viaggio tra mito, scienza e cultura materiale

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La Terra, fin dai suoi esordi, è stata costantemente bersagliata da rocce e metalli vaganti: frammenti di corpi planetari andati in pezzi in qualche distante e silenziosa collisione cosmica. Un destino ineluttabile, a quanto pare. Ogni anno, circa 17.600 meteoriti di almeno 50 grammi ci raggiungono, come instancabili messaggeri provenienti dallo spazio. La maggior parte è fatta di pietra, ma un piccolo 4% è composto da leghe ferro-nichel, diverse dal ferro terrestre.

Eppure, fino al XIX secolo, gli scienziati europei si ostinavano a considerare i meteoriti un’invenzione popolare, probabilmente buona giusto per alimentare qualche superstizione contadina. Poi, nel 1803, l’Universo decise di risolvere la questione con metodo empirico: 3.000 frammenti caddero dal cielo su L’Aigle, in Francia, costringendo la comunità scientifica a prendere atto dell’evidenza. Il rapporto appassionato dello scienziato Jean-Baptiste Biot dimostrava senza ombra di dubbio la natura extraterrestre di questi frammenti e, di fatto, segnò la nascita della scienza meteoritica. Difficile restare scettici quando il cielo ti recapita una risposta così chiara – e piuttosto pesante.

Si iniziò a ricercare il ferro meteoritico per collezionarlo come una bizzarra curiosità, e questo tipo di ferro divenne un materiale molto ambito. La spada dello Zar Alessandro I di Russia fu forgiata proprio con il ferro di un meteorite caduto al Capo di Buona Speranza e concepita come un dono simbolico per celebrare la sua vittoria sulla Francia nel 1814.

L’idea venne a James Sowerby, naturalista e illustratore, che in quegli anni aveva dimostrato grande interesse attorno ai meteoriti, includendoli nelle sue pubblicazioni di storia naturale. Il progetto della spada rientrava perfettamente in questa operazione di divulgazione: un oggetto straordinario, realizzato con un materiale "caduto dal cielo", destinato a un imperatore.

Eppure, non era affatto il primo ad avere un’idea di questo tipo.

Il ferro prima dell’età del ferro

Il ferro non è un metallo che le antiche civiltà hanno potuto utilizzare in forma nativa. Rame, argento e oro esistono in tale forma, disponibili per essere estratti e lavorati con poco sforzo, ma sulla Terra il ferro è quasi sempre legato ad altri elementi, come l’ossigeno. Per questo l’estrazione e la lavorazione sono arrivate più avanti nella storia dell’umanità, intorno al 1.500 a.C. e per questo la scoperta di artefatti in ferro ben prima di questa data ha inizialmente lasciato gli archeologi sgomenti. La composizione del ferro meteoritico, invece, è dominata da ferro, nichel e cobalto, elementi che lo rendevano più facilmente lavorabile per le conoscenze dell’epoca.

Il primo reperto che abbiamo in ferro meteoritico sono delle perline, abbinate a minerali preziosi come lapislazzuli. Le perline di Gerzeh, risalenti a oltre 5.000 anni fa e trovate nel 1911, sono tra i primi esempi di lavorazione di metalli da parte dell’uomo, dimostrando che gli antichi Egizi manipolavano questo metallo ben prima dell’età del ferro propriamente detta.

Solo da pochi anni è stata confermata l’origine celeste del metallo, dopo diversi dubbi derivanti da un’analisi degli anni '80. Abbiamo anche qualche ipotesi sul processo utilizzato: le perline furono create presumibilmente arrotolando una sottilissima lamina di metallo in un tubo. Il ferro fragile doveva essere quindi raffreddato molto lentamente per evitare crepe. Una volta riscaldate, le perline venivano martellate nella loro forma.

Inizialmente, questo materiale veniva utilizzato per oggetti preziosi, perline e oggetti rappresentativi, forse proprio perché si conosceva la sua natura celeste. Solo in seguito la lavorazione si fece più raffinata e fu possibile forgiare armi e utensili.

Forse il reperto in ferro meteoritico più famoso (e che si è guadagnato le prime pagine di tutti i giornali più volte) è il pugnale trovato nella tomba di Tutankhamon, che si accompagnava ad altri 18 reperti di natura extraterrestre. La natura “extraterrestre” dell’arma è stata confermata non solo dalle quantità di nichel, spesso non elevate, ma sul pugnale sono state trovate le cosiddette “figure Widmanstätten” o di Thompson, dei cristalli allungati che si formano nei meteoriti quando le loro leghe di ferro e nichel si separano in strati durante il lento processo di raffreddamento.

Ma l’Egitto non è l’unico luogo dove ci si mostrò abili nel lavorare questo dono arrivato dal cielo.

La meteora di Cape York: un gigante ferroso spaziale

La meteora di Cape York si è schiantata sulla Terra circa 10.000 anni fa, lasciando dietro di sé un tesoro di frammenti metallici. Questa meteorite, classificata come tipo IIIAB (ovvero formata nel nucleo di un asteroide differenziato, dove il ferro e il nichel si sono separati dagli altri elementi) e composta principalmente da ferro e nichel, si è dispersa in un'area di circa 20 km vicino a Cape York, in Groenlandia.

Gli Inuit, che si insediarono in questa regione artica intorno all'anno 1000 d.C., scoprirono questa preziosa fonte di ferro e la utilizzarono per secoli, praticando la forgiatura a freddo per creare strumenti essenziali per la loro sopravvivenza, come quelli per la pesca. La meteora divenne quindi una parte integrante della loro cultura e del loro stile di vita.

Nel 1897, l'esploratore Robert E. Peary recuperò i frammenti più grandi, tra cui il celebre "Ahnighito", un blocco di circa 31 tonnellate, e li vendette all'American Museum of Natural History di New York, dove sono tuttora esposti. La meteora di Cape York non è quindi solo un oggetto di studio per gli scienziati, ma anche un simbolo della connessione tra l'umanità e l'universo, e della capacità delle antiche popolazioni di adattarsi e sfruttare le risorse naturali a loro disposizione.

Gli Inuit: un popolo tra tradizione e cambiamento

Gli Inuit sono un popolo indigeno dell'Artico, distribuito dalla Siberia al Nord America, la cui sopravvivenza si è basata per secoli su caccia e pesca. Vivevano in igloo d'inverno e tende d'estate, spostandosi con slitte e kayak. Culturalmente seminomadi, non concepiscono la proprietà privata e praticano l'animismo, con lo sciamano (o piu´spesso la sciamana) come ruolo fondamentale all'interno della società.

Studi genetici pubblicati su Science nel 2014 hanno rivelato che gli Inuit, insieme ai gruppi Thule e Birnirk, discendono da una popolazione migrata dalla Siberia circa 4.000 anni fa, mentre la cultura Dorset si è sviluppata indipendentemente con una significativa divergenza genetica. Questa scoperta conferma l'origine siberiana degli Inuit e la loro evoluzione culturale nel Nord America.

Oggi affrontano sfide legate ai cambiamenti climatici e all'influenza occidentale, cercando di preservare la loro cultura attraverso l’ICC (Inuit Circumpolar Council). L'artigianato, basato su pelli, ossa e avorio, include sculture e utensili.

Un aspetto affascinante della loro tradizione è il rapporto con le meteoriti, considerate sacre e dotate di poteri spirituali. Il ferro meteoritico, utilizzato per armi e utensili da pesca, era visto come un dono del Creatore Originale.

Questa credenza (che ha paralleli con la pietra nera della Kaaba alla Mecca, anch’essa ritenuta un oggetto sacro con un significato mistico), mette in risalto il legame tra gli Inuit e il ferro meteoritico, riflettendo la loro visione animistica del mondo, in cui ogni elemento naturale è parte integrante della vita e della spiritualità.

Gli Inuit utilizzarono la meteora Cape York come principale fonte di ferro, impiegando la tecnica della forgiatura a freddo. Questa tecnica consisteva nel tagliare un pezzo di meteorite e modellarlo colpendolo con delle rocce fino a ottenere la forma desiderata, come per esempio arpioni da pesca. Gli Inuit sfruttarono questa meteorite per secoli, fino a quando Robert E. Peary la vendette all'American Museum of Natural History nel 1883.

Il caso dei cimiteri della prima Età del Ferro in Polonia

Un recente studio sui cimiteri di Częstochowa-Raków e Częstochowa-Mirów, in Polonia, risalenti al 750-600 a. C (Hallstatt C-C/D), ha portato alla scoperta di manufatti in ferro contenenti materiale di origine meteoritica. Tra i reperti analizzati, che comprendono ventisei oggetti in ferro, sono stati identificati tre braccialetti, una cavigliera e una spilla realizzati con ferro meteoritico, mentre gli altri risultano composti da ferro fuso.

Ciò che ha sorpreso gli studiosi è stata la presenza di una fusione tra il ferro meteoritico e quello comune, suggerendo che questo materiale extraterrestre non fosse considerato un elemento raro o sacro, ma semplicemente una risorsa di ferro, sfruttata come qualsiasi altro minerale. L’ipotesi più accreditata è che il ferro meteoritico sia stato utilizzato intenzionalmente per creare particolari effetti estetici nei gioielli, piuttosto che per il suo valore simbolico.

Le analisi hanno inoltre indicato che tutto il ferro meteoritico presente potrebbe provenire da un unico meteorite, forse caduto in quell’epoca e non importato da altre regioni. Questo dato rafforza l’idea che gli abitanti dell’area avessero già una buona conoscenza della lavorazione del ferro e che, con la scoperta della fusione del ferro, il valore del materiale meteoritico fosse ormai ridimensionato rispetto all’età del bronzo.

Un aspetto particolarmente interessante della ricerca è che l’uso deliberato del ferro meteoritico per creare specifici motivi decorativi (l'alta presenza di nichel infatti, conferisce al metallo delle bande bianche) nei gioielli potrebbe rappresentare una forma di lavorazione avanzata, anticipando di circa un millennio tecniche simili impiegate nella produzione dell’acciaio di Damasco.

Un filo cosmico tra mito e scienza

Ma cosa ci insegna questa storia millenaria? Dall'antico Egitto agli Inuit, fino all’Europa della prima Età del Ferro, il legame profondo tra l'uomo e il ferro meteoritico non si è mai interrotto: prima fonte “celeste” per il prestigio di personalità di potere, poi resistente metallo per strumenti da pesca e armi, fino a oggetto di studio degli scienziati.

Un materiale che ha attraversato la storia umana in molte delle sue culture in modi inaspettati, dimostrando come la curiosità e l’ingegno tipici della nostra specie ci abbiano sempre permesso di sfruttare le risorse naturali a nostra disposizione, anche quelle provenienti dallo spazio.

Questo ci mostra come si sia evoluta la conoscenza scientifica: ciò che un tempo era considerato una superstizione o un semplice mistero, oggi viene studiato con strumenti avanzati, rivelando connessioni tra civiltà diverse e il cosmo.

Perché il ferro meteoritico non è solo un materiale, ma una testimonianza dell’incontro tra la Terra e l’Universo, un filo conduttore che collega il nostro passato con il desiderio di esplorare il futuro.

 


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