fbpx Partecipare a un esperimento di neuroscienza giocando | Scienza in rete

Partecipare a un esperimento di neuroscienza giocando

Primary tabs

Tempo di lettura: 1 min

The Great Brain Experiment è una app realizzata dal Wellcome Trust Centre for Neuroimaging dell'University College di Londra per effettuare un esperimento su larga scala.

The Great Brain Experiment

Grazie al crowdsourcing l'app ha infatti lo scopo di raccogliere informazioni sul modo di agire e reagire a diversi stimoli di un gran numero di utenti. The Great Brain Experiment ha l'ambizione di diventare un gigantesco esperimento scientifico.

I giochi proposti sono: "Quanto riesco a ricordare?", "Sono impulsivo?", "Quanto riesco a vedere?" e "Che cosa mi rende felice?". I 4 giochi testano memoria, impulsività, capacità di fare scelte appropriate e di vedere senza distrarsi. Divertente e interessante osservare, alla fine di ogni prova, il confronto tra le proprie prestazioni e quelle degli altri utenti.


L'app al momento è solo in inglese, è gratuita ed è stata sviluppata per celebrare il Brain Awareness Week 2013 (dall'11 al 17 marzo) grazie al sostegno del Wellcome Trust.
The Great Brain Experiment
è disponibile sia per sistemi operativi iOs sia per sistemi operativi Android.

Anteprime dell'app:

The Great Brain Experiment The Great Brain ExperimentThe Great Brain Experiment The Great Brain Experiment


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Come ridurre la vulnerabilità sismica dei Campi Flegrei

Un gruppo di ricercatori ha studiato i terremoti generati dalla caldera flegrea per capire come migliorare la tenuta degli edifici alle scosse. Nell'immagine di copertina: il Rione Terra a Pozzuoli. Credit: Antonio Salsano / Flickr (CC BY-NC-ND 2.0)

Nonostante l’eccezionale contesto geologico dei Campi Flegrei, adeguare le strutture alle norme antisismiche nazionali ridurrebbe significativamente il tasso di mortalità, almeno per le strutture in cemento armato che rappresentano una buona parte dell’edificato a Pozzuoli, il comune dove sono collocati gli epicentri della maggior parte dei terremoti dal 2014. Il 2014 è l‘anno dal quale la sismicità dell’area si è intensificata.